Il primo processo di sempre tenutosi in Italia per la vendita di cannabis light si è concluso con l’assoluzione totale per il commerciante sotto accusa. Un ulteriore passo avanti verso il riconoscimento del commercio di questo prodotto come lecito e legale.

Tutto questo è successo al Tribunale di Milano dove un negoziante della città lombarda, che si era prima visto sequestrare la merce, è stato poi accusato di vendita di droga. Difeso dall’avvocato Carlo Alberto Zaina, l’uomo è stato assolto da tutte le accuse dal giudice Aurelio Barazzetta, oltre a vedersi restituiti tutti i beni.

Vendita di cannabis light, passo in avanti per i commercianti

La sentenza emessa dal Giudice dell’Udienza Preliminare (GUP) è un importante tappa in direzione della legalizzazione di questa sostanza. Risale solo allo scorso maggio la decisione delle sezioni unite della Corte di Cassazione di vietare la vendita dei prodotti derivati dalla coltivazione di cannabis se hanno “capacità drogante”. Un passo falso che ha creato molta confusione e fatto esultare i più conservatori, strenui difensori di questo proibizionismo.

Vendita cannabis light legale

Sentenza del Tribunale di Milano, attenzione alla quantità di THC

Secondo quando stabilito dalla Cassazione è da considerarsi reato la commercializzazione al pubblico di prodotti derivati dalla coltivazione di cannabis sativa L, a meno che questi beni non siano effettivamente privi di efficacia drogante e di rischi per la salute. In questo caso il limite imposto dalla legge italiana per la “capacità drogante” è fissato a 0,5% di contenuto di THC. In questo caso si fa riferimento a una circolare del Ministero degli Interni del 2018, che interpreta la legge n. 242 del 2016.

Il THC – delta-9-tetraidrocannabinolo – è uno dei più noti principi attivi contenuti nella cannabis, dalle proprietà antidolorifiche, antinausea, euforizzante e di stimolazione dell’appetito. Ed è stato proprio questo fattore che ha influenzato la recente sentenza del Tribunale di Milano, come ha spiegato l’avvocato Carlo Alberto Zaina, difensore del commerciante lombardo: “Siamo riusciti a convincere il giudice ad accettare la perizia tossicologica sui circa 300 grammi di cannabis sequestrata, ed il fatto che il contenuto di THC fosse al di sotto dello 0,5% ha portato il giudice di merito ad assolvere il mio assistito in quanto il fatto non costituisce reato”.

Secondo questo principio, inoltre, il pm non può sequestrare subito tutta la merce all’accusato ma solo prelevare singoli campioni da analizzare e, solo in caso di soglia superiore a quella prevista dalla legge, procedere al ritiro dei prodotti.

Analisi del thc nella cannabis light

Commercio di cannabis light, lecito se privo di “capacità drogante”

In realtà, le analisi eseguite su cinque campioni di cannabis light sequestrata al negoziante milanese hanno evidenziato un contenuto di THC di poco sopra al limite previsto: tra lo 0,5% e lo 0,6%. Il perito, però, ha accertato che la merce era priva di “capacità drogante” grazie alla presenza di un altro principio attivo – il cannabidiolo, CBD – capace di contrastare e attenuare gli effetti legati all’assunzione di THC.

“Questo dimostra – ha continuato Zaina – come i giudici di merito siano in grado di cogliere e mettere correttamente a fuoco i principi del diritto, dando risposte precise ai negozianti. Potranno esserci in futuro anche giudici che emetteranno sentenze diverse, è normale sia così, ma credo si possa dire che la via sia tracciata, ovvero il commercio di cannabis light continua ad essere lecito».

Malgrado la legge italiana sia ancora ambigua a riguardo, la sentenza emessa in questo processo sembra però portare a una conferma di come la commercializzazione della cannabis light in Italia non costituisca assolutamente un reato ma sia, anzi, del tutto legale. Tutto questo deve, ovviamente, avvenire con il massimo rispetto del cliente: la varietà in vendita devono provenire da varietà europee certificate e nel pieno rispetto della salute umana.

Cosa dice la legge sul commercio di cannabis

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